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Colombia indigena: popoli, foreste e luoghi che il turismo di massa non ha ancora trovato

Popoli indigeni, bioregioni uniche e luoghi fuori dai circuiti turistici: questa è la Colombia che vale la pena scoprire, Adesso ma nel modo giusto.

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In Colombia, risalendo il Río Atrato in piroga, c’è un momento in cui la vegetazione si chiude sopra di te, l’acqua è color tabacco e il rumore del motore fa da contrasto al canto degli uccelli. In quel momento ti accorgi di non essere su nessuna mappa turistica, ma nella Colombia sconosciuta al turismo di massa.

Il paese si estende per circa 1,1 milioni di km², quasi 4 volte l’Italia, ed è attraversato da tre catene andine, due oceani, Amazzonia, Orinoco, Chocó, una delle bioregioni più ricche del pianeta. E, soprattutto, è abitato da oltre 80 popoli indigeni che custodiscono conoscenze e pratiche che non troverai altrove.

Nel Cauca, sull’altopiano andino, i Nasa (o Páez) governano i propri territori attraverso un sistema di autogestione comunitaria tra i più solidi del continente. Le loro mingas (raduni collettivi) non sono folklore, bensì politica, economia e identità. Visitando una comunità Nasa si può comprendere come difendere un territorio senza l’uso di armi ma con la sola organizzazione collettiva.

Più a nord, nella Sierra Nevada de Santa Marta, massiccio montuoso che sorge dal mare fino a 5.700 metri, vivono i Kogui, gli Arhuaco e i Wiwa. Si definiscono hermanos mayores, fratelli maggiori dell’umanità. Credono che il pensiero preceda l’azione, che ogni intervento sul territorio vada prima immaginato e discusso a lungo. Ricevono visitatori in modo selettivo, con protocolli precisi. Non si tratta, quindi, di turismo comunitario ma di un vero e proprio incontro che richiede preparazione e rispetto e che lascia qualcosa di difficile da spiegare al ritorno.

La Serranía de la Macarena sembra un luogo uscito da un documentario sulla biodiversità: la Caño Cristales, chiamata “il fiume dei cinque colori”, deve i suoi rossi e gialli all’alga Macarenia clavigera, visibile solo pochi mesi l’anno. Ci si arriva con volo da Bogotá, poi jeep, poi a piedi. Niente resort.

Nel Pacífico colombiano, la regione del Chocó è una delle zone più piovose della Terra e tra le meno visitate. Le comunità palenques, discendenti di schiavi fuggiti che fondarono i primi villaggi liberi delle Americhe, vivono ancora oggi in un rapporto strettissimo con la foresta e il fiume. La cucina, la musica, le pratiche di pesca tradizionale, in generale la vita quotidiana porta tracce di una storia di resistenza.

Dopo decenni di conflitti, gli accordi di pace del 2016 hanno aperto lentamente corridoi prima chiusi e oggi visitabili in sicurezza, lasciandosi accompagnare da una guida locale alla scoperta di progettualità comunitarie che trasformano il turismo in strumento di sviluppo e protezione del territorio.

La Colombia, quindi, è natura incontaminata, culture antiche, fiumi il cui nome non compare sulle mappe… finché è così, vale la pena visitarla. Adesso e nel modo giusto.

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