A Isla Leones le aragoste troppo piccole non si mangiano.
Può sembrare un dettaglio poco importante per iniziare a raccontare un’isola del Pacifico panamense, ma è uno dei modi più semplici per capire chi sono Las Aventureras. Quando portano visitatori e visitatrici tra le mangrovie o servono il pesce nel loro ristorante, spiegano che rispettare le dimensioni minime di aragoste, molluschi e pesci permette alle specie di raggiungere la maturità e continuare a riprodursi.
Una regola che vale in mare e vale in cucina. Il loro piatto più conosciuto è il Plato Aventurero e l’ingrediente principale è quello che il mare offre, senza comportarsi come se fosse una dispensa inesauribile.
Siamo a Isla Leones, nel Golfo di Montijo, lungo la costa pacifica di Panama, nella provincia di Veraguas, quella che sulla mappa si allunga verso sud fino a incontrare l’arcipelago di Coiba.
Qui un gruppo di pescatrici ha messo insieme pesca artigianale, cucina, conservazione delle mangrovie e accoglienza di chi ha la curiosità di andare oltre le attrazioni turistiche. Attività diverse, ma legate da uno stesso filo.
Chi arriva fin qui viaggiando attraverso Panama probabilmente ha come meta Coiba. L’ex isola penitenziaria è oggi il cuore di un Parco Nazionale Patrimonio Mondiale UNESCO, uno dei grandi santuari della biodiversità marina del Pacifico tropicale. Da Santa Catalina partono le barche per raggiungerla e molti viaggiatori attraversano Veraguas proprio con quell’obiettivo.
Prima di Coiba, però, c’è il Golfo di Montijo: un sistema di estuari, isole, spiagge, zone fangose e foreste di mangrovie riconosciuto anche come zona umida di importanza internazionale dalla Convenzione di Ramsar. Qui l’acqua dolce incontra quella salata e le radici delle mangrovie creano un ambiente fondamentale per la riproduzione e la crescita di pesci, crostacei e molluschi.
Per le comunità che vivono sulle sue rive e sulle sue isole le mangrovie non sono semplicemente un bel paesaggio da attraversare in barca, ma parte dell’economia locale. Proteggerle significa proteggere la pesca e il reddito di molte famiglie.
È in questo contesto che nasce l’Asociación Agroturística y de Pesca Artesanal Los Aventureros de Isla Leones, collegata alla rete delle organizzazioni di pesca artigianale del Golfo di Montijo.
Negli anni sono state soprattutto le donne a dare all’esperienza un volto riconoscibile. Oggi sono conosciute semplicemente come Las Aventureras.
Pescare è anche un mestiere da donne
Per lungo tempo, nelle comunità costiere del Golfo, la divisione dei ruoli è stata piuttosto tradizionale. Gli uomini uscivano a pescare mentre alle donne spettava soprattutto pulire, trasformare, cucinare o vendere il pescato.
A Isla Leones quel confine ha cominciato a spostarsi. Le donne sono entrate direttamente nelle attività di pesca e raccolta, nella gestione dell’associazione e successivamente nell’accoglienza. Oggi, sono pescatrici, imprenditrici, cuoche e guide del proprio territorio.
La missione dell’associazione è concreta: migliorare le condizioni economiche, sociali e culturali dei propri membri e sviluppare nuove competenze e opportunità produttive per la comunità. In questo percorso si è inserito il turismo, non sostituendo la pesca ma offrendo un’ulteriore possibilità economica.
Quello che per una pescatrice è conoscenza quotidiana, come riconoscere un mollusco, sapere dove cercarlo, capire se può essere raccolto, conoscere la mangrovia, per chi arriva da fuori diventa un modo per comprendere meglio il luogo in cui si trova. A patto, naturalmente, di essere disposte e disposti a infilare i piedi nel fango.
A cercare conchas negras nelle mangrovie
Una delle attività proposte dall’associazione riguarda la concha negra, un mollusco che vive nel fango tra le radici delle mangrovie. La raccolta ha poco in comune con una tranquilla passeggiata naturalistica. Bisogna entrare nel manglar, muoversi sul terreno fangoso e imparare dove guardare.
Le Aventureras lo fanno da anni e chi prova questa esperienza scopre quanto sapere sia nascosto dentro un gesto apparentemente semplice. Bisogna riconoscere ciò che si trova, valutarne le dimensioni, sapere cosa prendere e cosa lasciare. Un mollusco che non ha ancora raggiunto la dimensione adeguata rimane nella mangrovia perché deve potersi riprodurre. Lo stesso principio vale per pesci e aragoste.
Per una comunità che vive di queste risorse la questione è molto pragmatica: se oggi prendiamo tutto, domani cosa peschiamo? La conservazione smette così di essere l’argomento di un pannello informativo. Si impara cercando una conchiglia nel fango e scoprendo perché alcune possono essere raccolte e altre devono rimanere esattamente dove sono.
Dal manglar alla cucina
Dopo la raccolta arriva la parte gastronomica. Il prodotto simbolo dell’associazione è il Plato Aventurero, preparato con ingredienti legati alla pesca e alla cucina locale. La composizione cambia secondo la disponibilità del pescato: tra gli ingredienti compaiono pesce, gamberi con latte di cocco, molluschi, aragosta, riso e platano.
Quando arriva in tavola, il Plato Aventurero diventa anche l’occasione per spiegare da dove proviene ciò che stiamo mangiando e perché l’associazione presta attenzione alle taglie minime delle specie. L’aragosta lasciata in mare perché troppo piccola riguarda la riproduzione della specie, ma anche il futuro della pesca, del ristorante e delle famiglie che da queste attività ricavano reddito. Alla fine tutto torna, e tutto nello stesso piatto.
Ma c’è anche un’altra questione, molto concreta: quanto vale un pesce appena sbarcato?
Se viene venduto a un intermediario, parte del valore prodotto lungo la filiera lascia immediatamente l’isola. Se invece viene preparato nel ristorante della comunità, servito insieme ad altri prodotti locali e accompagnato dal racconto di chi lo ha pescato, intorno allo stesso pesce lavorano più persone e una quota maggiore della spesa di chi si ferma a fare l’esperienza, rimane sul territorio.
È uno dei motivi per cui pesca e turismo hanno iniziato a convivere a Isla Leones. Per le donne significa anche occupare una posizione diversa nell’economia locale perchè il loro lavoro, le competenze e la conoscenza del territorio diventano visibili e remunerati.
Il turismo comunitario, quando funziona
Negli ultimi anni l’espressione turismo comunitario è entrata nel vocabolario di destinazioni, tour operator e istituzioni. A volte significa molto, altre volte soltanto che durante un tour organizzato ci si ferma un’ora in un villaggio.
A Isla Leones il punto di partenza è diverso: l’attività esiste a prescindere dall’esperienza turistica. Le persone pescano, le mangrovie fanno parte del loro ambiente, le ricette appartengono alla loro cucina, i molluschi sono una risorsa alimentare ed economica. Il turismo si inserisce dentro tutto questo.
Chi approda a Isla Leones non ha bisogno che una pescatrice finga di pescare o che venga allestita una cucina “tradizionale”. Può seguirla, capire come lavora e mangiare quello che in quel momento il mare offre.
E il mare non segue una tabella di marcia. Cambiano le maree, cambia il pescato, cambiano le condizioni. Un’esperienza realmente legata alla vita di un territorio conserva inevitabilmente una parte di questa imprevedibilità.
Las Aventureras, inoltre, non lavorano isolate. L’associazione fa parte del tessuto di organizzazioni della pesca artigianale del Golfo di Montijo e dell’area d’influenza del Parco Nazionale di Coiba.
Negli anni organizzazioni ambientaliste e istituzioni hanno lavorato con queste comunità sulla gestione sostenibile delle risorse, la commercializzazione e la formazione. Fundación MarViva, per esempio, ha coinvolto diverse organizzazioni del Golfo in programmi dedicati alle buone pratiche di pesca e alla gestione delle risorse marine.
L’esperienza di Isla Leones ha ottenuto anche un riconoscimento nell’ambito delle Experiencias Innovadoras de Turismo Comunitario promosse dall’Autoridad de Turismo de Panamá.
E forse il suo valore sta proprio nella semplicità. Non c’è una grande infrastruttura né qualcosa che possa essere replicato altrove comprando barche e attrezzature. Ci sono competenze, conoscenza del mare e delle mangrovie, lavoro costruito nel tempo.
Il viaggio verso Coiba potrebbe cominciare qui
Quando abbiamo iniziato a studiare un nuovo itinerario di Eventi Nomadi lungo il Pacifico panamense, il nome che inevitabilmente attirava l’attenzione era Coiba.
Il Parco Nazionale protegge l’isola principale, decine di isole minori e una vastissima area marina. Squali, tartarughe, delfini, razze e una straordinaria varietà di pesci rendono queste acque una delle aree naturalistiche più importanti dell’America Centrale.
Poi abbiamo guardato meglio quello che c’era lungo la strada e El Valle de Antón si è aperto davanti ai nostri occhi, offrendo le comunità rurali di Veraguas, Mata Oscura, il Golfo di Montijo e Isla Leones.
Arrivare direttamente a Coiba avrebbe significato saltare una parte importante della storia. Prima di osservare la biodiversità marina di un parco protetto possiamo conoscere chi da quel mare ricava ogni giorno il proprio reddito. In sintesi, mentre Coiba racconta perché il Pacifico panamense merita di essere protetto, Las Aventureras raccontano cosa significa vivere di quello stesso Pacifico.
Le due cose, una accanto all’altra, acquistano molto più senso. Ed è anche per questo che non andremo a Isla Leones per “vedere le pescatrici”.
Quando inseriamo l’incontro con una comunità in un itinerario, il rischio è trasformare involontariamente le persone in un’attrazione. Noi vogliamo invece trascorrere del tempo con loro: entrare nelle mangrovie, provare a riconoscere una concha negra, capire cosa può essere pescato e cosa è meglio lasciare in mare, conoscere la vita su un’isola del Golfo di Montijo e mangiare quello che il mare offre.
Significa anche riconoscere un valore economico al tempo, al lavoro e alle conoscenze che vengono condivise con noi. E tornare a casa sapendo qualcosa in più.
Panama, visto dalle persone che lo abitano
Dal 2027 Panama entrerà nella programmazione di Eventi Nomadi e stiamo lavorando a due itinerari molto diversi.
Uno attraverserà le diverse anime del Paese, dalla capitale alla costa caraibica, da Guna Yala alle montagne di Boquete fino a Bocas del Toro.
L’altro seguirà il Pacifico. Da El Valle de Antón entreremo nel Panama rurale, attraverseremo Veraguas e il Golfo di Montijo e raggiungeremo Santa Catalina e Coiba. Las Aventureras appartengono a questo secondo viaggio.
E quando ripartiremo verso Santa Catalina e Coiba, il mare che avremo davanti sarà lo stesso ma sapremo qualcosa in più delle persone che da quel mare dipendono e di quanto il loro futuro sia legato alla capacità di non impoverirlo.
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